Curcumina e curcuma: usi ed effetti sulla salute

Curcumina - Curcuma
La curcuma è nota da tempi antichissimi come anti-infiammatorio. La medicina ayurvedica indiana l’ha utilizzata tradizionalmente per trattare i disturbi di stomaco e fegato o anche per curare le malattie della pelle, come l’eczema, la scabbia, le reazioni allergiche o l’herpes zoster.

La curcumina, principio attivo della curcuma, ha attratto l’interesse degli scienziati per le sue proprietà medicinali. Quali sono i suoi effetti sull’organismo?

La curcuma (Curcuma longa L., C. Rotunda L., C. Xantorrhiza) è un’erba perenne che appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae. Originaria del sud-est asiatico, attualmente è coltivata in India, Cina, Taiwan, Giappone, Birmania, Indonesia ed Africa.

La curcuma è nota da tempi antichissimi come anti-infiammatorio. La medicina ayurvedica indiana l’ha utilizzata tradizionalmente per trattare i disturbi di stomaco e fegato o anche per curare le malattie della pelle, come l’eczema, la scabbia, le reazioni allergiche o l’herpes zoster.

Effetti clinicamente dimostrati

Per le sue proprietà e virtù medicinali, la curcumina, principio attivo della curcuma, ha attratto l’interesse degli scienziati che stanno indagando sugli effetti positivi di questa pianta medicinale sull’organismo. Al di là dei numerosi studi di farmacologia preclinica che dimostrano innumerevoli proprietà della curcumina (antiossidante, antinfiammatoria, antimicrobica, antitumorale, etc.), è interessante cercare di valutare quali di queste proprietà siano anche state confermate nell’uomo in studi clinici controllati.

Questa è una breve summa dei principali effetti confermati nell’uomo:

Effetto antinfiammatorio

La somministrazione di curcuma (associata a boswellia) a pazienti nefropatici cronici non in dialisi è associata a significativa riduzione dei livelli ematici di Interleuchina-6 (ma non di altri marcatori infiammatori).

In pazienti con artrite reumatoide trattati con diclofenac, la curcumina migliora il quadro generale della patologia, con particolare riferimento ai sintomi su base infiammatoria. Un effetto simile è stato anche osservato in pazienti con semplice osteoartrosi non immuno-mediata.

Nell’aftosi orale, sciacqui con colluttori a base di curcumina hanno un effetto antinfiammatorio simile ai collutori a base di clorexidina. Assunta per via sistemica ad alte dosi (6 gr/die) d’altronde questo principio attivi riesce a migliorare la sintomatologia infiammatoria del lichen planus orale.

In pazienti molto gravi come quelli affetti da nefrite lupica resistente o remittente, la supplementazione con curcuma (66,3 mg/die per 3 mesi) ha ridotto significativamente proteinuria, ematuria e pressione arteriosa sistolica rispetto al gruppo in placebo.

Nei pazienti affetti da retto colite ulcerosa l’assunzione cronica di curcumina ha determinato recidiva in corso di trattamento nel 5% dei soggetti in curcumina rispetto al 20% di quelli assumenti placebo su 6 mesi di osservazione.

In 30 donne sottoposte a radioterapia per cancro della mammella, l’assunzione orale di 2 gr/die di curcumina ha determinato una minor gravità delle reazioni dermatologiche alla radioterapia stessa. Probabilmente l’effetto antiinfiammatorio sommato a quello antidepressivo hanno ridotto la sensazione di dolore e fatica in pazienti sottoposti a colecistectomia per via laparoscopica.

Effetto antidepressivo

Utilizzando la curcuma come trattamento additivo a farmaci antidepressivi, sembra in grado di accelerare (ma non di potenziare) la comparsa degli effetti positivi dei farmaci stessi.

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Effetto antidispeptico

La curcumina sembra ridurre l’infiammazione ed i sintomi dispeptici correlati all’infezione da H. pylori. In parte l’effetto antidispeptico della curcumina potrebbe essere legato alla sua capacità di indurre la contrazione della colecisti.

Probabilmente all’azione antidispeptica concorrono anche quella antinfiammatoria ed antidepressiva.

Effetto cardiometabolico

L’assunzione di curcumina per 8 settimane (associato ad un programma di attività fisica) è stata associata a miglioramento della funzionalità endoteliale in donne sane in post-menopausa. Nella stessa tipologia di soggetti, la curcumina associata ad attività fisica riduce il carico di lavoro cardiaco.

Un ampio studio randomizzato in doppio cieco condotto su 240 soggetti pre-diabetici della durata di 9 mesi ha dimostrato che la supplementazione con curcumina è stata associata a tutti i parametri correlati all’insulino-resistenza e alla non comparsa di casi di diabete incidente (vs. un 15% nel gruppo in placebo).

Uno studio preliminare aveva già mostrato come l’assunzione per almeno 4 settimane di 200 mg/die di curcumina fosse in grado di migliorare il quadro microangiopatico di pazienti affetti da diabete di tipo 2. In un ulteriore studio randomizzato in doppio cieco, l’assunzione per almeno 4 settimane di 200 mg/die di curcumina ha determinato un miglioramento del quadro di microangiopatia e retinopatia in pazienti affetti da diabete di tipo 2.

Nei pazienti diabetici, l’effetto antinfiammatorio sull’endotelio vascolare ed il conseguente miglioramento della funzionalità endoteliale sembrano essere simili a quelli svolti dall’atorvastatina.

Unendo l’effetto antinfiammatorio a quello antimicroangiopatico in pazienti con nefropatia diabetica si è osservata una riduzione dei marcatori di flogosi e della proteinuria dopo trattamento con curcumina (66,3 mg/die per 2 mesi) ma non con placebo.

La curcumina sembra anche associata ad un effetto ipolipemizzante che si estrinseca prevalentemente in una significativa riduzione della trigliceridemia.

Le azioni antinfiammatorie, metaboliche ed endoteliali potrebbero giustificare il risultato impressionante di uno studio condotto su pazienti coronaropatici in attesa di intervento di rivascolarizzazione. In 121 pazienti sottoposti a by-pass aorto-coronarico sono stati somministrati 4 gr/die di curcuminoidi o placebo 3 giorni prima e fino a 5 giorni dopo l’intervento, dimostrando una riduzione del rischio di infarto miocardico perioperatorio di ca. il 30% nei soggetti trattati con principi attivi.

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