PIANTE ANTINFIAMMATORIE CHE TI AIUTERANNO A SENTIRTI MEGLIO

tre piante antinfiammatorie

Le piante sono un vero e proprio laboratorio in cui la natura produce un’infinità di principi attivi che ci aiutano a sentirci meglio e ad alleviare molti fastidi e dolori. In questa occasione ci concentreremo sulle piante antinfiammatorie, a cui possiamo ricorrere per alleviare dolori articolari come quelli provocati da reumatismi ed artrosi.

 

In cosa consiste un’infiammazione?

Prima di spiegare come funzionano le piante antinfiammatorie dovremmo riflettere un momento sulla natura stessa dei processi infiammatori. Tendiamo a pensare a un’infiammazione come a qualcosa di negativo, ma non sempre è così.

Immagina di ferirti con qualcosa, di prendere una contusione o un raffreddore. Il modo in cui il tuo organismo avvia una battaglia contro gli agenti patogeni o per recuperare una lesione è proprio attraverso un processo infiammatorio. Durante questa fase, il sangue viaggia in maggiori quantità verso la zona colpita, le cellule difensive si attivano contro gli agenti infettivi e vengono innescati i meccanismi di riparazione molecolare e cellulare dei tessuti. Insomma, l’infiammazione non è che il preludio della guarigione.

Allora qual è il problema di un’infiammazione? Come spesso accade in natura, per costruire è necessario prima distruggere. Ed è proprio quanto accade durante un’infiammazione. Questo comporta che processi infiammatori di lunga durata o addirittura cronici invece di aiutare finiscono per arrecare danno. Per questo è necessario tenerli sotto controllo, ricorrere a una corretta alimentazione, a trattamenti adeguati e anche alle piante antinfiammatorie, per ridurre e porre un freno alle infiammazioni fuori controllo.

 

I principi attivi delle piante antinfiammatorie suscitano un notevole interesse in ambito scientifico, poiché in molti casi risultano estremamente efficaci ed offrono il vantaggio di non produrre effetti collaterali.

 

L’arpagofito e i suoi iridoidi

L’arpagofito, più noto come artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens), è una delle piante antinfiammatorie più apprezzate.

Questa pianta cresce in Sudafrica, nelle zone desertiche del sud e del sud-est del continente africano (Namibia, Botswana e Africa del Sud). In queste regioni l’artiglio del diavolo, oltre che per le sue proprietà antinfiammatorie, veniva usato anche per alleviare fastidi gastrointestinali, malessere fisico e dolori reumatici. E, per uso esterno, come trattamento per foruncoli e ulcere cutanee.

Cosa sappiamo sull’artiglio del diavolo? Le ricerche effettuate mostrano che dalla sua radice si ottengono principi attivi con proprietà antinfiammatorie e analgesiche, vale a dire che aiutano a calmare le infiammazioni e il dolore. Queste meravigliose facoltà probabilmente si devono al suo contenuto di iridoidi, in particolare all’arpagoside, il principale iridoide della pianta.

Ma l’arpagofito nasconde ancora molti segreti da svelare: i ricercatori infatti ancora non sono riusciti a scoprire come funzionano esattamente gli arpagosidi. Al momento esistono solo delle teorie, secondo cui gli arpagosidi potrebbero:

  •     Ridurre la produzione di leucotrieni infiammatori.
  •     Diminuire la formazione di TNF-alfa (fattore di necrosi tumorale alfa).
  •     Incidere sulla biosintesi di metaboliti proinfiammatori derivati dall’acido arachidonico.

Inoltre, pare che gli estratti di arpagofito agiscano anche come antiossidanti e che siano in grado di captare i radicali liberi. Questa proprietà è particolarmente interessante, poiché quando si produce un’infiammazione, di solito viene accompagnata da un aumento dei radicali liberi che ne acuiscono il dolore e che possono danneggiare i tessuti. Per cui, meno sarà la quantità di radicali liberi, o quanto più saranno sotto controllo, meglio reagiranno il nostro organismo e le nostre articolazioni e meno dolore sentiremo.

 

Il salice, la fonte dell’acido salicilico

Il salice (Salix alba) è una delle piante antinfiammatorie più tradizionali, poiché possiede principi attivi che possono essere trasformati in acido salicilico. Di certo avrai sentito nominare l’acido acetilsalicilico, uno degli analgesici più conosciuti.

A dire il vero, il salice può contenere nella sua corteccia tra l’1,5% e l’11% di derivati salicilici. Queste sostanze fanno parte di una grande famiglia di molecole (salicina, salicosidi, salicortina, tremulacina,

salireposidi) che se si trovano da sole rimangono inattive. Quando però vengono ingerite, i nostri enzimi digestivi (esterasi e beta-glicosidasi), insieme al pH alcalino dell’intestino, li trasformano in saligenina, successivamente trasformata nell’intestino in acido salicilico, che ha effetti analgesici. Riassumendo: al nostro interno il salice (e i suoi principi attivi) subisce tutta una serie di processi biologici che giustificano la considerazione di cui gode come pianta antinfiammatoria.

L’acido salicilico, ovviamente, è molto conosciuto, essendo una sostanza ampiamente studiata in ambito scientifico. Viene impiegato come analgesico poiché è in grado di inibire l’NF-kappa B, una molecola intranucleare che facilita la produzione di prostaglandine infiammatorie.

Grazie a queste proprietà, la corteccia del salice è stata usata, e continua ad esserlo, per alleviare i dolori reumatici, quelli infiammatori, e il mal di testa, oltre al malessere provocato da stati febbrili, influenza e raffreddore.

 

La curcuma e la sua colorata curcumina

Un’altra pianta antinfiammatoria, stavolta proveniente dal continente asiatico, è la curcuma (Curcuma longa), le cui proprietà sono sempre più oggetto di studio e riconosciute dalla comunità scientifica. Il rizoma della curcuma è la parte che più ci interessa, poiché vi risiedono i principi attivi più benefici, i curcuminoidi, in particolar modo la curcumina.

La curcumina è una sostanza dalle potenti proprietà antinfiammatorie che agisce su molti livelli. Fino ad ora pare sia in grado di:

  •     Aumentare la nostra produzione di steroidi antinfiammatori.
  •     Inibire l’NF-kappa B, e di conseguenza la produzione di sostanze infiammatorie interne, esattamente come il salice.
  •     Ridurre la produzione di TNF e di interleuchine pro-infiammatorie.

Queste tre facoltà rendono la curcuma una delle piante infiammatorie più interessanti per future ricerche.

 

Altre piante antinfiammatorie

Come avrai potuto osservare, la natura offre una gamma vasta ed efficace di piante antinfiammatorie. Quelle che ti abbiamo descritto in questo post sono un’ottima alternativa naturale per alleviare i dolori articolari, i processi infiammatori e il malessere fisico in generale.

Ma non sono le uniche: l’unghia di gatto (Uncaria tomentosa), l’olmaria (Filipendula ulmaria), l’arnica (Arnica montana) o la boswellia (Boswellia serrata) sono altri esempi di piante antinfiammatorie a cui puoi ricorrere e che possono anche essere combinate fra loro per aumentarne la potenza.

 

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