Vitamina B12 (cobalamina): ridiamole l’importanza che merita

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Probabilmente la diffusione che sta sperimentando la filosofia vegana ultimamente ha prodotto anche una riscoperta o una maggiore attenzione verso la vitamina B12 o cobalamina, la cui importanza finora non era stata adeguatamente valutata, e la cui carenza nella popolazione potrebbe essere più estesa di quanto crediamo.

Indispensabile in diete vegane

Il consumo di alimenti di origine animale, seppure in quantità molto ridotte, riesce a garantire un apporto sufficiente di vitamina B12 (cobalamina) al nostro organismo. Il fabbisogno di questa vitamina è piuttosto basso, per cui è abbastanza facile soddisfarlo.

Per chi segue una dieta vegana però, e anche per chi ne segue una vegetariana, la situazione è un po’ più complicata. Anche se molto spesso le persone vegane e vegetariane sono molto attente con la loro alimentazione e si preoccupano di compensare possibili carenze, la vitamina B12 è la classica spina nel piede, poiché è piuttosto difficile da ottenere.

La grande domanda è: gli alimenti vegetali non contengono vitamina B12? La risposta è un po’ complessa: effettivamente la contengono, ma purtroppo non tutta la vitamina B12 (cobalamina) degli alimenti vegetali (alghe incluse) è attiva nel nostro organismo, poiché possiedono una parte variabile di molecole inattive chiamate analoghi. Per cui gli specialisti in nutrizione raccomandano a chi segue una dieta vegana di integrare questa vitamina.

Anche alcune persone che seguono una dieta latto-ovo-vegetariana tendono a soddisfare il fabbisogno di vitamina B12 grazie all’uso di integratori.

L’auge delle diete vegane ci aiuta a ripensare l’importanza della cobalamina, una vitamina presente quasi esclusivamente in alimenti di origine animale.

Che succede se non viene assorbita bene

Alcune persone, pur ottenendo quantità sufficienti di vitamina B12 dalla loro alimentazione, presentano ugualmente una carenza da colmare grazie agli integratori. Questa carenza si deve al fatto che il loro apparato digerente non riesce ad assorbirla bene, e i motivi possono essere vari:

  • In caso di atrofia gastrica, un disturbo di cui soffrono tra il 30% e il 50% di persone oltre i 50 anni, che provoca una scarsa produzione di acido cloridrico nello stomaco. Questo impedisce alla vitamina B12 (cobalamina) di separarsi dalla proteina a cui va unita negli alimenti, rendendola quindi meno biodisponibile.
  • In caso di anemia perniciosa, una malattia che comporta un deficit del fattore intrinseco, la proteina necessaria all’assorbimento della cobalamina. Oggigiorno è possibile compensare con dosi orali molto alte di questa vitamina, per facilitarne l’assorbimento nonostante la carenza di fattore intrinseco.
  • Se si è stati sottoposti a interventi di chirurgia gastrointestinale, per esempio per perdere peso.
  • In caso di disturbi alla digestione che ostacolano l’assorbimento di varie sostanze nutritive, come avviene con il Morbo di Cronh, con la celiachia, ecc.

Come individuare una carenza di vitamina B12?

Esistono analisi che misurano i nostri livelli di vitamina B12 nel sangue, ma i risultati non sono del tutto affidabili, poiché non sono capaci di distinguere tra la vitamina B12 attiva e suoi analoghi inattivi, per cui è impossibile avere la certezza che non stiamo soffrendo di una carenza.

Le analisi più affidabili per escludere o confermare un possibile deficit di vitamina B12 si basano sull’analisi dei livelli di omocisteina o di acido metilmalonico, che sono due molecole che hanno bisogno della cobalamina per essere metabolizzate. Se queste analisi evidenziano livelli normali di omocisteina e di acido metilmalonico, allora vorrà dire che il nostro organismo ha sufficienti dosi di vitamina B12.

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